Inclusione. Le aziende che hanno ottenuto il visto sono 171, quasi il doppio rispetto alle 92 di inizio dicembre. In crescita anche gli organismi che possono rilasciare l’ok
Per otto aziende italiane su dieci l’inclusione e la parità di genere sono una «priorità strategica» alta o molto alta. Il dato emerge da una survey che Gidp (Associazione direttori risorse umane) ha realizzato tra cento aziende associate per testare quale sia il grado di conoscenza e di consapevolezza dei valori di diversity e inclusion. È un dato che traccia il contesto in cui si inserisce la diffusione della certificazione di parità.
Facciamo un passo indietro: con il decreto del 29 aprile 2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 1° luglio, la certificazione di parità, inserita nel Pnrr, all’interno della Missione 5 (coesione e inclusione, politiche per il lavoro), è diventata operativa. Chiarito che solo i certificati di conformità alla prassi di riferimento UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere rilasciati sotto accreditamento, che riportano il Marchio UNI ed il logo dell’Ente di accreditamento (per l’Italia è Accredia), insieme al nome dell’organismo accreditato, sono validi, a che punto è allora il processo?I numeri fotografano una macchina che va a pieno ritmo: sono 18 gli Organismi di certificazione accreditati, una ventina quelli che hanno presentato domanda. Si tratta di Organismi accreditati, per rilasciare certificati sulla parità di genere, da Accredia, che ne verifica i requisiti di competenza e imparzialità, controllandone il mantenimento nel tempo.
Dal Sole 24 ore del 2/1/2022
